Pubblico e privato

Mettiamo il caso che una folla di gente si raduni per un qualche evento in un luogo pubblico di quelli in cui non devi pagare per entrare, come una sala del Comune o di qualche altra istituzione (perché ci sono anche luoghi pubblici in cui devi pagare per entrare, come cinema e stadio).

Mettiamo anche il caso che fuori dalla sala ci sia una folla più grande, di gente che non è potuta entrare.

Infine, mettiamo il caso che alla fine dell’evento in sala, la gente che esce dalla sala e quella che è già fuori si mettano a gridare slogan o simili in piazza e per le strade circostanti.

Questo evento sarebbe meglio definibile come un evento pubblico o un evento privato?

Io risponderei “pubblico”. Penso che a chiunque un simile evento parrebbe pubblico, non privato.

E com’è che il funerale di Gianroberto Casaleggio (che riposi in pace, sorridendo delle tante stupidaggini sentite negli ultimi giorni) è diventato, nel gergo acritico di qualche giornalista, una cerimonia privata?

Evidentemente certuni, non solo giornalisti, pensano che un evento “non di Stato” sia un evento “privato”. Siccome non era un funerale di Stato, allora doveva essere una cerimonia privata, addirittura strettamente privata. Oh, be’, “strettamente” ci si è stati senz’altro, se la chiesa e la piazza erano gremite come ci hanno raccontato. Passi aver detto una cosa simile prima che si facesse, ma dopo…

Ci sono poche cose, al mondo, più pubbliche di un funerale cattolico. La chiesa è aperta a chiunque, cioè pubblica; se uno non vuol entrarci, son fatti suoi ma l’ingresso in chiesa è possibile a chiunque, anche durante le cerimonie (ovviamente senza disturbare). La piazza, le strade per cui si snoda quasi sempre il corteo funebre sono aperte a chiunque, e se non son pubbliche strade e piazze, fatemi un esempio di luogo pubblico. I cimiteri sono luoghi pubblici. In paragone ai nostri funerali, assistere a una partita di calcio allo stadio è un affare decisamente privato!

Un funerale è pubblico quasi per forza, nei paesi di origine cristiana. Si può tuttavia renderlo strettamente privato, facendolo in una cappella piccola, in un luogo ad accesso limitato e tenendone segreto l’orario. Ma se non è così, allora il funerale è pubblico, che sia di Stato o no. Di recente qui è morta la moglie di un signore che conosco: era malata da tempo, io non la conoscevo e credo che in paese non venisse più da anni, quindi di per sé era una persona privatissima; eppure la nostra chiesetta era piena zeppa di gente e lo so bene perché sono arrivata in perfetto orario e a momenti rimanevo fuori. C’era gente anche di altri paesi del circondario. Nessuno si sognerebbe di dirla una cerimonia privata.

Non solo: i funerali è talmente una faccenda pubblica che una delle opere di misericordia corporale, proposte a ogni cristiano, è proprio seppellire i morti. Non accade per motivi di igiene pubblica, anche se a molti piace usare l’igiene come spiegazione razionale della religione. Seppellire i morti, inclusi quelli che non se lo possono permettere o che non hanno nessuno a pensarci per loro, per secoli ha fatto parte del rispetto dovuto alle spoglie dei figli di Dio, poiché il corpo e tempio dello Spirito Santo; che è poi uno dei due motivi per cui, nelle civiltà cristiane, si è sempre preferita l’inumazione (sepoltura) all’incinerazione (cremazione) anche senza che quest’ultima fosse vietata. Ma questa è un’altra storia.

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