Diritti… sbilenchi  

Perché dovrebbe essere un diritto avere l’accesso a internet (più o meno veloce) ma non è ritenuto un diritto avere l’automobile?

Un’automobile ti consente di andare al lavoro, o perlomeno di andartelo a cercare con qualche agio, se è di quelli che richiedono la ricerca porta-a-porta.

Ti consente anche di mantenere i rapporti con i tuoi amici andandoli a trovare a casa loro o nei luoghi che frequentano.

L’automobile è più utile di internet sia per il lavoro sia per le relazioni, salvo casi particolari che, in quanto particolari, non sono la norma.

Il problema non può essere il costo: internet non è gratis, anche quando i costi non siano pagati direttamente dagli utenti (è come la sanità pubblica, insomma).

Eppure nessuno ha mai percepito l’automobile come un diritto umano, internet invece sì.

Non c’è da chiedersi come mai?

La domanda mi è sorta leggendo The Free Press di Hilaire Belloc, anche se non parla né di automobili (almeno i paragrafi che ho letto finora) né di internet (è del 1918). Anche la risposta potrebbe venire da lì, almeno in parte; ma non voglio togliere il divertimento a nessuno.

(Se poi riesco a trovare un editore per la traduzione, si potrà divertire anche chi non conosce l’inglese.)

Spesso mi sono stupita della capacità profetica di Belloc e di Chesterton ma ultimamente mi dico che non si trattava proprio di chiaroveggenza sul futuro quanto di chiaroveggenza sul presente: in altre parole, da un secolo e mezzo siamo fermi più o meno allo stesso punto, in termini umani (antropologici, se si vuole) e loro due, insieme a pochi altri, ne furono consapevoli subito, al punto da vedere anche sviluppi impensabili ai più.

 

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