Perché continuo a leggere Chesterton

Ho cominciato a leggere i libri di Chesterton come cominciano quasi tutti qui da noi, vale a dire con i racconti di padre Brown e quelli del Club dei mestieri stravaganti. Facevo l’università e per anni ho continuato a leggere solo le raccolte di padre Brown, senza interessarmi se ci fosse dell’altro.

Qualche anno fa, scopersi che c’era molto altro, tramite un blog che oggi non è più attivo, “OSTERIA VOLANTE: contro il logorio della vita (post)moderna”. A causa di quello lessi appunto il romanzo L’Osteria Volante e poi Le avventure di un uomo vivo, traduzione di Emilio Cecchi, che è anch’esso un romanzo ed è l’unico libro tra i mille che ho letto ad avermi fatto venire le lacrime per il fatto che qualcuno l’avesse scritto – per dire la potenza con cui mi ha colpito.

Da quel blog arrivai anche al blog della Società Chestertoniana Italiana, che si chiama “G. K. Chesterton – Il blog dell’Uomo Vivo” (si può capire che ‘sto uomo vivo è qualcosa d’importante) e lì rimasi particolarmente intrigata dalla Scuola Libera Chesterton e dalla filosofia economica detta “distributismo”.

Così ho continuato a frequentare Chesterton, passando dalla narrativa ai saggi e aggiungendo alla lettura la traduzione. Ho anche conosciuto vari suoi amici, tra cui Hilaire Belloc e i miei consoci della SCI.

Come mai continuo a leggerlo e a tradurlo; o meglio, rispondendo a una domanda espressa (eravamo al XIV Chesterton Day), qual è l’eredità di Chesterton che trattengo, è scritto qua:

L’eredità di Chesterton secondo Umberta Mesina 

 

 

 

 

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