Codarda, forse, incapace no

Virginia Raggi, sindaca di Roma, ha usato due argomenti per motivare il rifiuto di cedere Roma ai comodi olimpici.

Uno degli argomenti era eccellente: non ce lo possiamo permettere. Non è la prima ad usarlo; e l’assessore all’urbanistica che dice che “senza i soldi delle Olimpiadi la città andrà in default” mostra di non aver capito bene che cosa vuol dire “soldi per le Olimpiadi” se pensava di usarli per qualcos’altro.

Ma l’altro argomento non era eccellente. L’altro era un argomento da codardi.

C’è la corruzione nelle costruzioni? Ma certo che c’è. Se però uno dovesse evitare di costruire le case perché c’è la corruzione, abiteremmo tutti in tenda. Che magari sarebbe anche una buona soluzione per il problema dei terremoti, anziché sottostare alla gabella dell’assicurazione antisisma che sicuramente ci arriverà tra capo e collo entro un paio d’anni, ma ora non c’entra.

Sono i codardi quelli che fanno e non fanno cose per evitare i pericoli. Anche se nel caso di Roma potrebbe trattarsi solo di sana prudenza.

codardo

[fr. ant. couard ‘con la coda bassa’, da cou, forma ant. di ‘coda’; 1266]

A agg.

1 (lett.) Che si ritira, per pusillanimità, vigliaccheria e sim., di fronte a rischi, pericoli e doveri | Vile: io so’ de’ paladini il più codardo (PULCI). SIN. Vigliacco.

2 (est., lett.) Che rivela, nasce da, codardia: gesto codardo; vergin di servo encomio / e di codardo oltraggio (MANZONI).

|| codardamente, avv.

B s. m. (f. -a)

* Persona codarda.

 

Affermare di temere la corruzione, però, se è un possibile segno di codardia, non è per niente un segno d’incapacità. Anzi.

Un incapace è uno che non è capace di fare qualcosa (o di fare qualunque cosa, nello secondo mamme e capuffici facili all’isteria).

Ora, io vorrei proprio vedere quale dei nostri brillanti politici se ne verrebbe a dire “Io sono capace di eliminare la corruzione”. Penso che di simili babbei non ce ne siano nemmeno tra i politici.

(Come sarebbe a dire che ne avete sentito uno or ora al tg?  Avrete capito male.)

Ne consegue che essi, tutti, se non sono babbei, sono incapaci.

incapace

[vc. dotta, lat. tardo incapace(m), comp. di in- (3) e capax, genit. capacis, da capere ‘prendere’, di orig. indeur; 1483]

A agg. (assol.; + di; lett. + a)

1 Che non sa, non è capace di fare qlco.: un giovane incapace di mentire; è incapace di organizzarsi; si rende incapace a poterle più sperimentare (LEOPARDI) | Che non sa svolgere bene la propria attività: un tecnico assolutamente incapace. SIN. Disadatto, inabile.

2 (dir.) Che non è in grado di attendere alla cura dei propri interessi.

B s. m. e f.

1 Individuo inetto, inabile.

2 (dir.) Chi non è in grado di attendere alla cura dei propri interessi: circonvenzione di incapace.

 

Insomma, per usare un linguaggio cristiano, temere la corruzione a Roma è più un segno di umiltà e sano realismo che di incapacità o perfino di codardia.

In effetti, a me pare molto più incapace la velleità con cui si pretenderebbe di eliminarla, la corruzione: perché può essere ridotta, tenuta sotto controllo, punita (certo, bisogna darsi molto ma molto da fare, però si può fare), ma eliminata no. Non è eliminabile, altrimenti dai tempi di Cicerone in qua ce l’avremmo fatta. Non ci sarà mica un complotto, per mantenerla, da parte degli avvocati che poi ci fanno carriera, giusto come Cicerone?

La velleità del resto è incapace per definizione:

velleità

[fr. velléité, dal lat. velle ‘volere’. V. †velle; 1640]

s. f.

* Desiderio, aspirazione, progetto e sim. irrealizzabile perché sproporzionato alle reali capacità del soggetto: velleità artistiche, politiche, sociali; velleità senili, giovanili, fanciullesche; avere delle velleità; mostrare qualche velleità.

 

La sindaca Raggi mi sta poco simpatica; se poi è vero quel che dicono del suo comportamento con il presidente Malagò – che l’abbia lasciato ad aspettare un’ora, mentre andava a pranzo, e che poi abbia usato come scusa un “contrattempo” – bisognerà pensare che la sua villania è uguagliata solo dalla sua villania.

Men che meno mi sta simpatico il suo Movimento; apprezzo la loro volontà di mettersi in gioco, detesto la loro granitica indisponibilità a migliorare. (E anche la velleità, che però è un male comune.)

Ma rifiutare di prestare Roma alle brame del CIO – che è la parte che guadagna di più, quando ci sono le Olimpiadi, e a naso direi che non lo fa per noi, di insistere su Roma – mi pare piuttosto un esempio di capacità. Capacità di fare i conti o di dare ascolto a chi sa farli. Anche un referendum in merito sarebbe stato un costo inutile, sarà per questo che l’idea fu bocciata a metà agosto.

Se poi Malagò e la sua struttura[1] si sono sentiti in dovere di spendere i nostri denari inutilmente, mi pare che sarebbero da denunciare loro e non il Comune di Roma per danno erariale.

Anzi no, ho un idea migliore.

Possono fare le Olimpiadi a Torino.

Così azzeriamo il danno erariale precedente.

 

Per saperne di più (specie sui soldi):

OLIMPIADI 2024/ I “rischi” di ospitare i Giochi in Italia, di Mauro Bottarelli, Il Sussidiario, sabato 13 agosto 2016

 

 

[1] Il CIO è il Comitato Olimpico Internazionale e coordina le associazioni olimpiche nazionali. L’associazione olimpica italiana è la struttura presieduta da Giovanni Malagò, il CONI, Comitato Olimpico Nazionale Italiano.

I commenti sono chiusi.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: