… (puntini di sospensione)

Esiste un equivoco curiosissimo in questo tempo di social network ed è quello dei puntini di sospensione.

Spesso si vedono commenti stracarichi di … Due parole e … Un’affermazione netta e poi … Spero si capisca che questi miei “…” vanno letti a voce: “puntini di sospensione”.

Di fronte a questa inondazione di… molti sottolineano l’incapacità grammaticale e comunicativa dei nostri figlioli. Ma qui sta l’equivoco e io ci ho messo un certo tempo a comprendere qual è veramente il punto della questione.

Il punto è che i … perlopiù non vengono utilizzati per indicare la sospensione, come è nella loro natura. Vengono usati per distanziare le frasi e le parole. Si capisce meglio quando anziché solo 3 ne mettono  5, 6, 7. L’effetto è quello di uno che parli a singulti ma l’intenzione è quella di rendere più leggibile il testo, specie su uno schermo piccolino.

Non dico che non esista un problema di scarsa capacità comunicativa. Esiste. Come minimo, queste persone non hanno idea di come movimentare un testo per renderlo leggibile senza usare lo strumento sbagliato. Ma in realtà il problema è ormai parecchio sopra al minimo.

Trovo però abbastanza temerario dedurre che uno non sappia ragionare dal fatto che usa puntini di sospensione o frasi brevi. (A parte che l’utilizzo come distanziatori dice comunque di una certa creativa duttilità; peccato solo per l’effetto orripilante.)

Che i ragazzi – e gli adulti – non sappiano ragionare lo si capisce da quello che dicono, non da come lo dicono. E non è un’ipotesi, questa, è proprio l’esposizione di un fatto: tra fallacie, superstizioni e titolese, il raziocinio italiano è quasi scomparso, insieme al senso estetico della nostra bella lingua cantante. Ma la causa non sono i puntini o le virgole a spaglio o i punti esclamativi. E non sono nemmeno sintomi. Al massimo sono conseguenze.

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