Molta osservazione e poco ragionamento…

Un mio conoscente è in ospedale da un po’ ma io l’ho scoperto solo qualche giorno fa. Ho chiesto a un amico comune di andare a trovarlo insieme, lui s’è informato e mi ha detto che

a) Mario non riconosce nessuno, quindi sarebbe inutile e poi

b) se qualche conoscente va lì, lui si agita.

Ora, io spero con tutta la capacità della mia anima che l’errore marchiano in queste due affermazioni sia evidente a chiunque. Ma la capacità del mio cervello mi dice che a molti potrebbe non essere evidente affatto, visto che non è stato evidente neanche all’amico che mi ha riportato le notizie, quindi bisognerà spiegare che

se davvero Mario è incosciente (“non riconosce nessuno” significa questo) come fa ad agitarsi quando va lì un suo conoscente?

È ovvio, dovrebbe essere ovvio, che le due cose non stanno insieme.

Si agita perché riconosce, ma non si può esprimere se non “agitandosi”. Io non voglio che si agiti, a rischio di avere un’altra crisi, quindi non andremo a trovarlo, nemmeno i suoi parenti ne sarebbero contenti; ma questa cosa mi sta stretta, ma così stretta che nemmeno la cruna di un ago è stretta altrettanto. Mi sottometto solo perché penso che sia per il meglio, ma non sono affatto certa che sia per il meglio; diciamo che sto solo usando un principio di precauzione. E che forse sono una vile.

Quel che in realtà mi pare è che quelle due affermazioni vengano sputate fuori solo per non aver rotture di scatole.

Qualcuno dirà: ma che motivo dovrebbero avere i medici per tenerti lontana? Non ne ho idea. In genere, però, se uno tira fuori giustificazioni contraddittorie, vuol dire che un motivo ce l’ha e che il motivo è cattivo: pigrizia, egoismo, il proprio comodo, a volte perfino un intento criminale (non in questo caso, certo, infatti ho detto “in genere”).

La cosa poi che mi preoccupa di più è che queste baggianate vengono da gente – i medici – che nell’osservazione dovrebbe avere il suo punto di forza.

Io di Alexis Carrel ho letto poco e la frase famosa che viene citata spesso – poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore, molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità – non l’ho letta direttamente, ma nel libro di don Giussani Il senso religioso. Qualcosa di suo l’ho letto, però, e ho letto qualcosa a proposito di lui: di sicuro Carrel non ha preso il Nobel e non ha gettato le basi per i trapianti di cuore ragionando in quel modo lì.

Per la verità, non l’ha per niente fatto ragionando, il ragionamento è venuto dopo: questa è una delle cose più sorprendenti che ho appreso in vita mia, ma Carrel ha inventato la sua tecnica per riunire i vasi sanguigni ricordando sua madre che ricamava in seta quando lui era piccolo e, ormai adulto, è andato dalla migliore ricamatrice in seta di Francia a farsi insegnare quell’arte fatta di punti minuscoli; poi l’ha applicata ai vasi sanguigni. Non è che non ragionasse: ma il ragionamento non puoi attaccarlo all’aria, devi partire da quel che c’è, non da quello che ti piacerebbe ci fosse.

Ora, non so perché a medici e infermieri dovrebbe piacere che un paziente sia privo di coscienza, però lo posso immaginare: per molti probabilmente è insopportabile pensare che un essere umano come loro sia ancora in grado di sentire tutto ma non possa esprimersi.

Questa è una posizione comprensibile da un punto di vista umano, specie in questi tempi. Quel che non è né umano né comprensibile, perché non è ragionevole, è l’equazione “non si esprime, dunque non riconosce”.

Questa equazione va bene per gli alberi, che si sarebbero evoluti differentemente se fossero in grado di “riconoscere” e, se non si esprimono, è perché proprio non è una cosa loro. Ma non va bene per le persone, poiché invece la capacità di esprimerci è proprio una cosa nostra.

Se mi capita un incidente, spero di rimanerci secca subito, perché l’idea di trovarmi in un ospedale con gente così mi pare sinceramente intollerabile. (Sì, va be’, un’occasione per pregare ma insomma…) Se però non ci rimango secca lì per lì, spero che a nessuno venga in mente di lasciar fuori quelli che vogliono farmi visita con ragionamenti tanto balordi; se qualcuno si azzarda, quando poi mi riprendo lo rivolto come un calzino. Oppure, se non mi riprendo, gli vado a far visita la notte appiè del letto.

Anzi, ora che ci penso, mi sa che faccio un testamento-da-coma, oltre a quello da-morte.

 

 

 

 

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