Meno male che i ragazzi erano a scuola

Raffica indecorosa di sciocchezze al tg2.

Un attore legge una poesia in cui parole comuni sono sostituite dai nomi di poeti e scrittori che suonano “quasi uguale” – e questo è simpatico, ma non sarebbe stato meglio usarla per far fare due risate ai pargoli prima che l’esame cominciasse?

Un’attrice raccomanda ai ragazzi di godersi la maturità, cosa che lei non riuscì a fare ai tempi suoi – tanto varrebbe, infatti, raccomandare a qualcuno di godersi un’operazione a cuore aperto in anestesia locale.

Un conduttore radiofonico dice che lui alla maturità ci andò con una gamba ingessata perché s’era spaccato una caviglia al concerto di Paolo Belli; però andò tutto bene perché poi la musica diventò il suo lavoro – e chissà quanto giovamento gli avrà portato la maturità in questo, e soprattutto il tema della maturità?

Meno male che i ragazzi erano a scuola.

Poi naturalmente si passa alla “notte prima degli esami”. Io mi ricordo poco anche l’esame, la notte prima non me la ricordo di sicuro. A parte chi abbia avuto un malore grave o sia andato a far baldoria in città, non penso proprio che nessuno si ricordi la sua notte-prima-degli-esami: perché ciò che conta è l’esame, non la notte prima. Quel che si ricorda, quel che ha sviluppato il mito, è la canzone di Venditti e, per i più giovani, il film con lo stesso titolo. Ma la notte-prima in sé non conta niente, perché il punto è l’esame; se va male, ti ricordi che l’esame è andato male, non che hai dormito male la notte (al massimo dirai “è andato male perché la notte prima ho dormito poco”, ma non è la stessa cosa); se va bene, ti rimarrà un ricordo generale di qualcosa che è andato bene, anche se magari ti è costato fatica.

È vero che io sono particolarmente smemorata per questi particolari, ma vorrei davvero che uno si mettesse la mano sulla coscienza e dicesse che cosa realmente si ricorda della notte prima, se non che è andato a dormire (o magari che non ha dormito).

Dei giorni d’esame, poi, mi ricordo solo tre cose:

1) eravamo a scrivere in corridoio, un fatto assai insolito;

2) nel mio tema di letteratura latina scrissi che i poeti del tempo di Augusto dovevano mangiare come chiunque altro e quindi, se anche non gli fosse garbata l’idea augustea di cultura eccetera, avrebbero finto di apprezzarla e scritto di conseguenza (e ci presi sette, in quel tema, un voto che non vedevo da un pezzo perché il prof. d’italiano e io avevamo idee molto diverse su come si debbano leggere i libri e scrivere i temi)

3) la nostra prof di Arte, che era il membro interno di commissione, stava seduta accanto a noi anziché dall’altra parte dei tavoli con gli altri membri.

Tutto qui. Lo riconosco: sono davvero smemorata. Ma il punto è che l’esame di maturità non è un giorno di vacanza e di divertimento e nemmeno il giorno che decide il tuo futuro; è il primo momento (giusto o sbagliato) in cui puoi dare qualcosa di te senza star lì a farti problemi su come la pensano i prof, perché essere maturi è questo. L’esame di terza media non è la stessa cosa. Io non me li facevo, certi problemi, infatti al liceo non andavo tanto bene, ma i più stanno sempre lì ad alienarsi pensando a che cosa è “giusto” dire. Ci credo che sono gli studenti più stressati d’Europa.

Le cose tristi che ho sentito oggi (non queste che ho elencato, che sono ridicole) sono lo sconcerto dei ragazzi per i versi di Caproni e i vari “speriamo”.

Caproni non sanno chi sia, i ragazzi: se però avessero imparato a leggere poesie, neanche Shiki li avrebbe sconcertati. Ma nessuno gliel’ha insegnato, non è certo colpa loro.

E dopo aver fatto e consegnato un tema, se uno ti chiede come ti sembra che sia andata, la risposta adatta non è “speriamo bene” – alienazione! – ma “sono soddisfatto” o “forse potevo far meglio” o anche “comunque sia, meno male che è finita, io li odio i temi”.

Se poi hai deciso d’iscriverti alla facoltà di Medicina, il test non è che “si prova e speriamo bene”. Dormi due settimane e poi ti fai un mazzo così. Sempre che la motivazione per fare medicina non siano i vari Dottor House e Grey’s Anatomy, nel qual caso è giusto e doveroso che nessuno sia disposto a farsi il mazzo nei due mesi più caldi dell’anno!

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