Flat-tax: il punto non è l’aliquota, è tutto il resto

Ogni tanto si riparla di flat-tax. La flat-tax è un tipo di prelievo fiscale diretto che prevede una sola aliquota, cioè la percentuale di reddito da prelevare, uguale per tutti. Il sistema attuale prevede degli scaglioni, con aliquote che crescono al crescere della fascia di reddito.

Se una proposta di flat-tax prevedesse solo una percentuale unica e niente altro, sarebbe un bel guaio. Nel valutare una proposta di flat-tax, quindi, bisogna guardare non tanto l’aliquota, ma il contorno, cioè le condizioni. Perché?

Innanzitutto bisogna sapere o ricordare che la flat-tax riguarda le imposte dirette, cioè quelle sul reddito, e non le imposte indirette (come l’IVA). Partiamo quindi dai redditi.

Immaginiamo di avere due redditi, uno da 25.000 euro l’anno e l’altro da 250.000 euro l’anno, cioè dieci volte più grande dell’altro.

25.000                                    250.000

Scelgo una percentuale del 10% e la applico a entrambi i redditi. Che cosa ottengo dalla matematica?

10% di 25.000 = 2.500 

10% di 250.000 = 25.000 

Il reddito maggiore paga di sole tasse una somma pari all’intero reddito minore.

Parrebbe una cosa giusta, no? Chi ha di più paga di più. Anche la Costituzione dice che ognuno deve contribuire in base alle sue possibilità (Articolo 53. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva).

Ma continuiamo con la matematica. Qual è il reddito che rimane dopo aver pagato le imposte?

25.000 – 2.500 = 22.500

250.000 – 25.000 = 225.000 

Forse adesso sembra un po’ meno giusto.

Ma un po’ TANTO meno giusto.

Non è la stessa cosa trovarsi a vivere con 22.500 euro l’anno o con 225.000: nel primo caso si sta scomodi, specie se si tratta di una famiglia; nel secondo caso ce n’è d’avanzo, perché nessuna famiglia normale ha vera necessità di spendere tutti quei soldi in un anno per vivere.

Se tutto questo accade con un banale 10%, figuriamoci quandol’aliquota è il 20% o il 25%: più che scomodi, forse si sta stretti; come in una bara.

Per questo motivo, in una proposta di flat-tax l’aliquota in sé è un elemento che non dice granché. Quello che dice molto è il resto delle condizioni: visto che la flat-tax riguarda solo l’imposta sul reddito, che succede alle altre imposte? (Iva, Imu, Irap eccetera) che ne è delle tasse per i servizi? (a parte quelle locali, che fine fa la sanità?) e qual è la franchigia?

Quella che qui io chiamo “franchigia” è la fascia di reddito da 0 a Nmila euro che NON paga l’imposta, per piatta che sia.

Come si è visto dalla matematica di prima, non è pensabile proporre una flat-tax senza una franchigia: sarebbe un’iniquità da far sembrare generoso e filantropo perfino il Vecchio Bracalone. C’è un reddito minimo che garantisce alla famiglia un’esistenza dignitosa; quel reddito non va toccato.

Ci sarà  il problema di stabilire quale sia quel reddito minimo dignitoso: trentamila l’anno? quarantamila?

Ovviamente dipende da molte cose, come il numero di persone nel nucleo familiare o la zona in cui ti trovi. Si può individuare in vari modi, per questo uso il termine generico di “franchigia” che indica l’esenzione dalle imposte. Alcuni pensano che una franchigia non sia opportuna e propongono di mantenere il sistema a scagliono sotto a un certo reddito e di adottare la flat-tax sopra. Ma anche quel “certo reddito” bisogna che sia calcolato.

Se però riusciamo a mandar gente nello spazio, direi che la matematica è ormai abbastanza sviluppata da poter fare simili calcoli. Casomai quel che manca è la volontà. Ma questa è un’altra storia.

In definitiva: quando si parla di flat-tax, non è (solo o tanto) l’aliquota che dovete guardare.

 

La proposta del prof. Francesco Forte, da Tempi Web

La proposta dell’Istituto Bruno Leoni, dal sito dell’Istituto

La proposta della Lega Nord, da affaritaliani.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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