Diamo i numeri: immigrati, pensionati, disoccupati e casalinghe

Vorrei che qualcuno facesse una rubrica su qualche giornale online con lo scopo “Diamo i numeri”, perché qui i numeri volano come i lapilli a Pompei.

Il guaio dei numeri è che spesso da soli non significano niente e invece diventano significativi e interessanti quando si mettono a confronto gli uni con gli altri. Non è sempre così ma spesso lo è, specie in economia & affini.

* Il presidente dell’INPS Boeri ogni tanto torna alla carica con i suoi 8 miliardi l’anno di contributi versati da cittadini immigrati che ne percepiscono solo 3. Irritante perché parziale (a parte la mentalità semischiavistica e truffaldina del ragionamento di breve periodo, perché quella appartiene al concetto stesso di INPS, non al suo presidente attuale). Va bene, sono 8 miliardi l’anno ma il resto quant’è? di quanti denari parliamo? e di che tempi? L’INPS non è un negozietto di souvenir, che apre, per un paio d’anni vede se va bene e poi casomai chiude. Visto lo scopo che ha, l’INPS deve avere un orizzonte di assai lungo periodo per fare i suoi conti; ma questo periodo non è tanto lungo da vederci tutti morti, più probabile che muoia l’INPS.[1] Solo dopo che avremo visto un bel po’ di altri numeri, sapremo bene di che si parla, non prima.

(Sarei contenta se qualcuno lo facesse per me ma tutti son troppo impegnati a parlare d’altro.)

* La disoccupazione è scesa di n%, e che vuol dire? Da sé, niente: bisogna vedere come mai è scesa, se e quanto sono aumentati gli occupati o gli inoccupati, che sono quelli che smettono di dire “sto cercando lavoro” (l’indagine è campionaria, infatti, non è basata su documenti e simili).

* Le casalinghe sono mezzo milione in meno rispetto a dieci anni fa; e questo ci autorizza a pensare che siano in via di estinzione? Ma nemmeno per sogno. Le casalinghe saranno anche -500.000 rispetto a dieci anni fa ma sono +2.459.000 –DUEMILIONIQUATTROCENTOCINQUANTANOVEMILA – rispetto al 2013.

A me secca parecchio sentir dire che le casalinghe sarebbero in via di estinzione proprio mentre sto ragionando sull’opportunità di definirmi “casalinga” io stessa. Ho capito che la casalinga non fa PIL e non versa i contributi pensionistici,[2] ma insomma, volerle proprio estinguere come triceratopi…

Quest’ultima uscita giornalistica delle casalinghe in estinzione è stata indotta dall’ISTAT, che ha iniziato il suo comunicato del 10 luglio scorso così:

Nel 2016 sono 7milioni 338mila le donne che si dichiarano casalinghe nel nostro Paese, 518mila in meno rispetto a 10 anni fa. La loro età media è 60 anni. 

Certo, parlare di “estinzione” con un’età media di 60 anni mi pare un pizzichino esagerato: in dieci anni è comprensibile che muoia un mezzo milione di vecchiette, io stessa ho perduto una prozia. Ma coi riflessi quasi-pavloviani e la memoria corta di certi giornali era praticamente inevitabile quella reazione. L’ISTAT però non dovrebbe averla tanto corta, la memoria. Non per i dati suoi, almeno.

Che l’Istat mi attacchi un comunicato sulle casalinghe in quel modo lì, quando sono stati loro stessi a diffondere i dati del 2013 (allora le casalinghe erano 4 milioni 879 mila, come si può vedere in questo vecchio articolo; non ho ancora capito quale sia la diffusione ISTAT relativa) è davvero sconcertante. Anche volendo pensare che sia cambiata la metodologia di rilevamento, nespole, la differenza mi pare degna di nota. C’è del dolo dietro, foss’anche solo che hanno assunto qualche sprovveduto per scrivere i comunicati stampa!

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[1] Del resto, la nota espressione di Keynes – In the long run we are all dead, nel lungo periodo siamo tutti morti – era rivolta agli economisti, non ai contabili. In economia e in contabilità&commercio, “lungo periodo” indica due cose diverse. Ma l’INPS non è teoria economica, è contabilità.

[2] Esiste un Fondo Casalinghe dell’INPS a cui ci si può iscrivere e versare contributi pensionistici, se però non hai entrate come fai a pagare? Le casalinghe non hanno entrate per definizione. Non parliamo poi di quanti denari bisognerebbe pagare, e per quanti anni, per poter avere una pensione decente.

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