Finalmente ho capito! La temperatura percepita

Quest’anno i telegiornali si sono buttati con accanimento a parlare delle temperature percepite. All’inizio il termine si sentiva solo in qualche intervista ad esperti, più o meno come gli altri anni, ma poi anche alle previsioni meteo qualcuno ha cominciato a tirar fuori la questione che “ci saranno fino a 40°C ma le temperature percepite arriveranno a 50°C”.

Ora, è un’esperienza comune – nel senso che tutti abbiamo avuto davanti almeno un esempio in vita nostra – il fatto che le persone patiscono il caldo e il freddo in maniera differente. Io per esempio sono molto resistente al calore ma rispetto al freddo sono a livelli da orchidea tropicale, mentre mia madre comincia a sudare a 18°C e non so come sopravviva in questi giorni che perfino a me pare di poterlo toccare, il caldo.

Finora, quindi, le due parole “temperatura percepita” per me avevano sempre avuto il significato di “la temperatura è un dato oggettivo – infatti si può misurare – ma ognuno la percepisce a modo suo”. Questo dicono le parole. Questo è il solo significato corretto, mi azzardo a dire, se crediamo nella capacità delle parole di raccontare le cose. Se invece non ci crediamo… eh.

Quest’anno, quando ho cominciato a sentire i telegiornali parlare di “temperature percepite” come se fossero dati e non invece sensazioni individuali, sulle prime ho pensato che fosse lo shock da calore.

Poi ho cominciato a preoccuparmi.

Infine, dopo un paio giorni di preoccupazione, ho deciso di informarmi.

Per prima cosa, ho preso il  libretto del colonnello Edmondo Bernacca, e la temperatura percepita non c’era. C’era dell’altro, ma lei no.

Poi sono passata al web (normalmente avrei fatto il contrario, ma patisce il caldo anche il computer e lo uso meno possibile) e ho trovato qualche buon articolo, tra cui un vecchio intervento del meteorologo Paolo Sottocorona. Credo che sia vecchio, ma non ha data.

Qui ho finalmente capito come mai nei tg si parla di temperature percepite come se fossero dati. Non sono dati e non lo saranno mai; siccome però esiste un algoritmo che pretende di stimare la temperatura che qualcuno probabilmente sentirà in relazione all’umidità, qualcun altro deve aver pensato che se c’è un pezzo di matematica dietro, allora ci dev’essere anche una verità concreta. E così è nata la moda della temperatura percepita.

Che esista una correlazione tra il “patire il caldo” (o “soffrire il caldo”, che è lo stesso) e l’umidità, in effetti, non è in discussione: questa è una verità concretissima. Ma non è propriamente una temperatura e comunque non è un dato generalizzabile.

A pari temperatura, più l’aria contiene umidità e più sentiamo caldo, tutti quanti, perché traspiriamo di meno e quindi il calore ci rimane dentro. Anche così, però, a uguali temperatura e umidità, io e mia madre avremo due sensazioni differenti: io me ne sto a pulire la stanza e mia madre si squaglia in poltrona.

Se vogliamo parlare di una “temperatura percepita”, quindi – non è una denominazione corretta, come dice il capitano Sottocorona, ma si può usare come traslato e i traslati non sono tutti scientificamente corretti – dovremmo riferire il termine alla sensazione di calore che ognuno individualmente percepisce a parità di condizioni: e si capisce che non è misurabile perché non è un dato ma solo una sensazione personale di cui un tg non dovrebbe parlare affatto, perché propriamente non esiste nemmeno.

Ma no, che dico: per i giornali è normale parlare di roba che non esiste.

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