Archive for haiku

Piccola, sembra

piccola, sembra
la croce; ma c’è posto
per ogni affanno

Questi versi hanno la forma di un haiku (5-7-5 sillabe) ma non sono un haiku.

Si possono anche scrivere così:

piccola, sembra la croce;
ma c’è posto per ogni affanno

oppure così:

piccola,
sembra la croce;
ma c’è
posto
per
ogni
affanno

ma forse è un poco esagerato.

(Tanto per saperlo, una poesia con una forma attinente al contenuto si chiama calligramma. ).

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Haiku veri

Lo haiku è un tipo di poesia giapponese simile a una “pittura con le parole”. Ha uno schema di 5+7+5 sillabe (di solito; ma esistono eccezioni) ed è molto amata e praticata da tutti i giapponesi. E anche da molti non giapponesi, in effetti.

Io non ho mai apprezzato molto la poesia ma da quando ho iniziato a leggere haiku ho anche cominciato a scriverli. Poiché sono colpita dal ritmo non meno che dal genere, i miei haiku sono perlopiù i  tradizionali 5+7+5 e di solito contengono il kigo, cioè una parola che si riferisce alla stagione.

Qui ci sono i miei haiku.

Sotto invece ci sono alcuni haiku famosi, con le mie traduzioni.

Bibliografia

Haiku. Il fiore della poesia giapponese da Bashō all’Ottocento (a cura di Elena Dal Pra), Mondadori 1998

.

Matsuo Bashou (Bashō) (1644-1694)

古池や
蛙飛びこ
む水の音

furu ike ya
kawazu tobikomu
mizu no oto

un vecchio stagno – balza dentro una rana – rumore d’acqua

Questo è uno degli haiku più noti e in genere il primo che si incontra. Qui c’è un video con la pronuncia.

静けさや
岩に染 み入る
蝉の声

shizukesa ya
iwa ni shimiiru
semi no koe

nulla si muove – penetra le rocce- canto di cicale


Yosa Buson (1716-1784)

shiraume no
kareki ni modoru

tsukiyo kana

il pruno bianco – ritorna legno secco – notte di luna

(versione 2: del pruno bianco – secco ritorna il legno – notte di luna)

Masaoka Shiki (1867-1902)

kishamichi ni
hikuku kari tobu
tsukiyo kana

sulla ferrovia – nella notte di luna – planano le oche


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Haiku

pallido oro
i rotoli di paglia
sparsi nei campi

(8 luglio 2008, il mio primo haiku – vivo in una regione con molti campi di cereali e i rotoloni di paglia hanno da tempo sostituito le presse a parallelepipedo)

 oscilla quieta
 nella brezza estiva
 la ragnatela

.

 goccia lucente
 dietro il velo di nubi
 luna d'agosto

.

 luna d'ottobre
 crepitano le foglie del noce
 nella brezza

(15 ottobre 2008 – è un po’ irregolare)

 ginestre gialle
 tramonta il sole d'oro
 dietro un soffione

(30 maggio 2009, sulla via di casa)

 nere ciliege
 nel plenilunio chiaro
 cantan le rane

(8 giugno 2009)

 s'affaccia d'oro
 sul verde delle foglie
 un girasole

(i primi girasoli che vedo quest’anno)

 un gelsomino: 
arriva all'improvviso 
il suo profumo

(passeggiando di notte)

 vento gentile 
nella sera di giugno 
fruscia la pioggia
arcobaleno:
sullo zampillo bianco 
s'infrange il sole

(la mattina i campi vengono irrigati con gli irrigatori a pioggia, che lanciano un getto d’acqua – a volte il sole crea sui getti un arcobaleno)

 nebbia d'argento
 abbraccia la campagna:
 torniamo a scuola

(è settembre! chissà se l’ultima frase vale come kigo?)


ventun settembre
l’autunno è ritornato
con le sue vesti

sorriso d’oro
uno spicchio d’arancia
nelle tue mani

di fuoco il sole
tramonta ad occidente
‘la cena è pronta!’

Ho scoperto di poter trasformare in haiku anche le poesie degli altri:

Raggio divino al mio pensiero apparve, Donna, la tua beltà.
(G. Leopardi, Aspasia)

Raggio divino
al mio pensiero apparve
tua beltà, Donna.

Quasi tutto roba sua. Quest’altro l’ho lavorato un po’ di più:

Le donne, i cavalier, l’armi, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto
(L. Ariosto, Orlando furioso)

Donne ed amori,
cortesi cavalieri
in arme, canto

Arriva ottobre
e con lui la vendemmia
e foglie rosse


vendemmieremo
ma ne usciremo illesi?
dannate vespe!


ottobre quieto
scolorano nel sole
i cinorrodi


platani, a terra
s’arricciano le foglie
novembre arriva

la pioggia fruscia
sul lunotto anteriore
e sull’asfalto


dono, a novembre,
il profumo di rose
sulla rotonda


dalla grondaia
spiove; e s’allargano
cerchi nell’acqua

Monte Subasio
sorride al sole, bianco
di neve fresca

(6 marzo 2010, la mimosa è fiorita e nevica)

orme a tridente
sulla neve di lato:
una cornacchia?


Tanabata
fiume di stelle
l’amore che ti porto
scavalca il tempo

pallide iris
punteggiano in aprile
le mie campagne

vado per strada;
il glicine profuma
l’aria d’aprile

mai t’ho veduto,
eppure ti appartiene
tutto il mio cuore

cattura il vento
di marzo l’aquilone
di seta gialla

dono di maggio:
l’elicriso mi avvolge
nel suo profumo

fruscio
un tonfo
alzo gli occhi alla quercia
sopra il sentiero

(non si crederebbe, quanto rumore fa una ghianda che cade)

 

calda nel sole
la presenza odorosa
dell’elicriso

.

Supponete di nascere, di uscire dal ventre di vostra madre all’età che avete in questo momento, nel senso di sviluppo e di coscienza così come vi è possibile averli adesso. Quale sarebbe il primo, l’assolutamente primo sentimento, cioè il primo fattore della reazione di fronte al reale?

Se io spalancassi per la prima volta gli occhi  in questo istante uscendo dal seno di mia madre, io sarei dominato dalla meraviglia e dallo stupore delle cose come di una “presenza”. Sarei investito dal contraccolpo stupefatto di una presenza che viene espressa nel vocabolario corrente con la parola “cosa”. Le cose! Che “cosa”! Il che è una versione concreta e, se volete, banale, della parola “essere”. L’essere: non come entità astratta, ma come presenza, presenza che non faccio io, che trovo, una presenza che mi si impone.

(L. Giussani, Il senso religioso, cap. 10)

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