Copy editing, com’è? Il parere di un Autore

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Dopo aver visto com’è il copy editing, potrebbe essere interessante sapere che ne pensa chi lo usa. Ho tradotto il parere di un autore americano. Per la verità, è stato il suo post a darmi l’idea di scrivere la pagina precedente.

L’originale è in inglese e raggiungibile cliccando sul titolo della traduzione.

Entrambe le versioni sono riportate in questo file: Berkun_Copyediting (cliccare per il download), in formato libretto, da stampare fronte/retro.

Copy editing, che è, com’è

Poche persone comprendono i cicli di scrittura che sottostanno alla pubblicazione di un libro di saggistica. Chiunque capisce il concetto di “bozze” ma il processo di copy editing, in cui qualcuno “s’intrufola” nelle tue frasi, è qualcosa di delicato. Come funziona?

Normalmente i copy editor si inseriscono tardi nel percorso di pubblicazione. L’Editor di un libro raramente fa una revisione del testo. Gli Editor, con la E maiuscola, sono propriamente incaricati di ingaggiare gli autori (anche detto acquisizione) e di aiutarli a orientare e indirizzare il libro (questo è lo sviluppo)[1], ma quando si tratta di grammatica e struttura spesso entra in gioco qualcun altro. Vale a dire, il copy editor.

I copy editor hanno un duro lavoro da fare. Devono comprendere quello che l’autore sta cercando di fare e aiutarlo a farlo. Se però uno scrittore abborraccia una frase o un paragrafo, è arduo per i copy editor capire che cosa abbia in mente. E naturalmente scrivere è più che grammatica e tempi verbali, ci sono fattori meno tangibili come onestà, pertinenza, umorismo e utilità, di cui il copy editor può avvertire la mancanza ma che non può sistemare di persona. Questo è compito dello scrittore. Ne risulta che un buon copy editing porta a conversazioni stimolanti tra il copy editor e lo scrittore su quello che l’autore cercava di ottenere e su come possa meglio ottenerlo. Il problema è che molti autori quando arrivano a questo punto sono esausti e l’ultima cosa che vogliono è un altro passaggio sui carboni ardenti della critica.

Un mezzo per fare le revisioni è lo strumento Revisioni di Word. Il copy editor riceve la cosiddetta “bozza finale”, ne esamina ogni capitolo facendo segnalazioni riga per riga e commenti o domande su punti che potrebbe essere necessario riscrivere. L’aspetto è questo:

Qui sopra potete vedere l’immagine del copy editing del capitolo 6 del mio prossimo libro, Confessions of a Public Speaker.

Poiché sono l’autore, io ho il compito di guardarmi le variazioni una per una e decidere in base a cinque domande:

1. La modifica è buona?

2. Se la modifica non mi piace, c’è però nell’originale un problema che dovrei sistemare?

3. Il copy editor ha ragione sulla grammatica ma sbaglia nello stile?

4. Il copy editor è un idiota e non ha capito lo scherzo? Oppure lo scherzo non è divertente?

5. Questa parte ha bisogno di essere riscritta, cestinata del tutto o c’è da aggiungere qualcosa?

La gente può dire che un libro è una “bella lettura” ma è raro che qualcuno vada a indagare il perché, e una gran parte del perché è il modo in cui autore e copy editor lavorano insieme. Accettare ogni variazione può rendere un libro più coerente ma anche monotono e fiacco. Alcuni scrittori, esausti o frustrati, accettano tutte le variazioni e questo, a mio avviso, si vede nello stile rigido e stecchito dei loro libri. Dall’altra parte, rifiutare tutte le variazioni del copy editor è un gesto quasi certamente suicida, perché uno sembrerà rozzo, e sciocco, visto che cattiva grammatica e struttura inadeguata ti fanno fare con il lettore la figura dell’idiota. Per restare nel giusto mezzo, anche se tecnicamente sono “all’ultima bozza”, durante il copy editing mi tocca ripassare ogni capitolo per la milionesima volta, ri-rileggere, ri-scrivere e provare ancora a mantenere l’esperienza della lettura quanto più viva e interessante possibile.

Non voglio riscrivere il libro. Diamine, voglio fare meno lavoro possibile se mi pare che il libro sia buono così com’è. Ma certe parti chiaramente richiedono un aiuto. Il trucco è fare appena quel che ci vuole per migliorarle senza scombinare niente altro nel farlo. L’obiettivo è una riscrittura chirurgica. Ma quando si cambia un paragrafo, quel cambiamento si può riversare su altri paragrafi e prima che uno se ne accorga ha peggiorato di molto le cose. Il miglior consiglio è di tagliare più di quanto si aggiunga, durante il copy editing.

Il copy editor di tutti e tre i miei libri è stata Marlowe Shaeffer (che adesso è un pezzo grosso della O’Reilly e raramente si occupa più di copy editing). E’ tosta, intelligente, sarcastica e diretta, e questo è ottimo. Io voglio sentire roba tosta durante il copy editing. Altrimenti come fa il libro a migliorare? Copy editor e autore non dovrebbero essere d’accordo su tutto – il procedimento dovrebbe costringere lo scrittore a pensare più chiaramente e ad individuare eventuali presupposti fallaci. L’ultima parola è mia, e dunque che ho da perdere a farmi rivolgere delle domande? Meglio adesso che nelle recensioni.

È necessaria qualche settimana per concludere un copy editing e dibattere, nella mia testa o con Marlowe, per sistemare tutte le variazioni. Il copy editing è per me anche un’occasione di aggiungere e controllare i riferimenti bibliografici e di rivedere ancora una volta i miei appunti di ricerca per trovare piccoli spunti che s’incastrino bene dove ci vuole più pepe. Certe battute o giochi di parole spesso non fanno capolino che nella revisione.

I bravi copy editor sono sottopagati. Essi hanno il più intimo coinvolgimento nel processo creativo, anche se entrano in gioco tardi. In molti casi, possono far sembrare bravi degli scrittori mediocri. E naturalmente un cattivo copy editor può far sembrare noioso e piatto uno scrittore interessante o divertente.

Ad ogni modo, il lavoro dello scrittore non finisce nemmeno dopo il copy editing.

L’ultimo sforzo è quello che chiamiamo “bozze di stampa” o revisione qualitativa. Una copia del libro viene stampata con la grafica e lo stile di quello che sarà il libro definitivo e io aiuto a ricontrollarla. Refusi, problemi con le illustrazioni, questioni grafiche e righe orfane (una parola sola a inizio pagina) è ciò che può accadere quando si trasferisce un testo da Word al software di impaginazione. Ovviamente la casa editrice fa controlli su queste cose ma sulla copertina c’è il mio nome e io prendo la colpa di tutto. È naturale il desiderio di controllare tutto e sistemare ciò che posso.

Alla fine, penso di aver letto i miei libri dozzine di volte prima che arrivassero nei negozi. Così come il copy editor e, qualche volta, il production editor (che cura la produzione fisica del libro stampato). Non c’è modo di girarci intorno: scrivere è un’attività ad alto livello di lettura, lo è sempre stata e lo sarà sempre.

Scott Berkun, 25 settembre 2009


[1] Si parla dell’editoria americana non accademica.

io riscrivere il libro. Diamine, voglio fare meno lavoro possibile se mi pare che il libro sia buono così com’è. Ma certe parti chiaramente richiedono un aiuto. Il trucco è fare appena quel che ci vuole per migliorarle senza scombinare niente altro nel farlo[1]. L’obiettivo è una riscrittura chirurgica. Ma quando si cambia un paragrafo, quel cambiamento si può riversare su altri paragrafi e prima che uno se ne accorga ha peggiorato di molto le cose. Il miglior consiglio è di tagliare più di quanto si aggiunga, durante il copy editing.

Il copy editor di tutti e tre i miei libri è stata Marlowe Shaeffer (che adesso è un pezzo grosso della O’Reilly e raramente si occupa più di copy editing). E’ tosta, intelligente, sarcastica e diretta, e questo è ottimo. Io voglio sentire roba tosta durante il copy editing. Altrimenti come fa il libro a migliorare? Copy editor e autore non dovrebbero essere d’accordo su tutto – il procedimento dovrebbe costringere lo scrittore a pensare più chiaramente e ad individuare eventuali presupposti fallaci. L’ultima parola è mia, e dunque che ho da perdere a farmi rivolgere delle domande? Meglio adesso che nelle recensioni.


[1] Questo è l’obiettivo, in realtà: altro che “trucco”.

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2 commenti »

  1. Giuberg said

    Da quello che ho capito e’ proprio un lavoraccio!!! Ma anche molto affascinante!

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