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Ohibò!!!

Che Dio ci aiuti davvero: ora pure la Chiesa si schiera ufficialmente con Monti?!

Dicendo “la Chiesa” intendo la Cei, che per la verità non è proprio “la” Chiesa ma, quando si parla di politica, in genere si usa questa metonimia (restiamo sempre sulle figure retoriche, tra l’altro).

Mmm, no, invece, meglio non usarla: la Cei è la Cei, la Chiesa è la Chiesa e ha tante CC.EE. (Conferenze episcopali). Le metonimie ce le riserviamo per altri testi.

Posso immaginare che cosa stia passando per la mente di alcuni: «se va su la sinistra, si spalancano le porte alle passionarie della pillola RU486 e ai giannizzeri del matrimonio omosessuale, quindi meglio trovare un argine discretamente robusto».

Comprendo i loro timori, che in parte sono anche miei, però a me preme di più la libertà di educare i figli, nonché quella di farne, e anche la libertà di fare impresa e la possibilità di lavorare senza doversi rodere il fegato per il fatto di non avere più 28 anni… tutta roba di cui nella volontaristica “agenda” del professor Monti non c’è nemmeno l’ombra.  Purtroppo giannizzeri e passionarie nascono e prosperano proprio in un substrato culturale fatto di educazione non libera, impresa mortificata e famiglia ridotta in coriandoli.

Non che gli altri buffoni ne parlino o se ne interessino, in realtà, e allora qualcuno può certo pensare «ok, scelgo il male minore». Ma scegliere il “male minore”, disse qualcuno in occasione delle elezioni in USA nel 2008, ha un solo risultato certo (tutti gli altri sono aleatori): propagare qualcosa che pure è riconosciuto come un male.

Io non scelgo il male minore, perché non ha senso. Semplicemente, io non andrò a votare. L’avevo già deciso, ma avrei potuto cambiare idea se avessi visto qualcuno per cui valeva la pena di muoversi. A questo punto, invece, non mi ci portano neanche se mi attaccano dodici paia di buoi. Se nessuno può rispondere a ciò che credo giusto, quanto meno nessuno potrà fare i suoi comodi con il mio voto.

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Aggiornamento: Dio in effetti ci aiuta. Bagnasco “sale” in ginocchio verso i Monti. Mons. Negri: “Sia più prudente e discreto”

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nco la testa sem armasti al tempo del por Benito

Così di potrebbe dire dalle mie parti per intendere che «con la testa [noi italiani] siamo rimasti ai tempi del defunto Benito [Mussolini]».

(Ma non si dice. Dalle mie parti il por Benito lo rimpiangono in parecchi, anche credo che siano in equilibrio con quelli che rimpiangono il por baffone [Stalin]).

In realtà non credo di essere la sola a pensarlo, che “nco la testa semo armasti al tempo del por Benito”.

A me è venuto in mente guardando, nei due anni passati, le trasmissioni di Rai Storia sui 150 dell’Italia: è palese che i mezzi di comunicazione, il modo di usare la burocrazia, la pretesa di controllare tutto dal centro sono uguali ad allora. Veramente il centralismo c’era da prima, visto che i cosiddetti “liberali” padri della patria erano tutto tranne che liberali. Ma il resto, specie per quanto riguarda i mezzi di comunicazione, è proprio uguale ai tempi del por Benito – anche perché ai tempi del por Camillo [Benso conte di Cavour] la Rai non esisteva ancora.

Poi trovai un articolo di (mi pare) Robi Ronza che parlava dello stesso argomento e quindi siamo almeno due.

Ora ho scoperto che don Sturzo già le diceva negli anni ’50, queste cose. Anzi, diceva molto di quello che oggi pare una idea originale di questo o di quell’altro. Nessuno lo cita mai, don Sturzo, eppure aveva già visto e descritto la maggior parte di quello che sta accadendo. Usava persino il termine “casta”!

Luigi Sturzo, I mali della politica italiana: pensieri liberali, Armando Editore, 2000, introduzione di Massimo Baldini.

(Dalla quarta di copertina) Nel presente volume sono stati raccolti alcuni pensieri, tratti dai sei tomi dell’opera di Luigi Sturzo Politica di questi anni. Consensi e critiche (1946-1959). Tali pensieri sono stati ordinati alfabeticamente secondo l’argomento trattato e consentono di cogliere agevolmente quelli che per Sturzo costituivano i mali principali che affliggevano (e tuttora affliggono) la vita politica italiana. Mali che possono essere così sintetizzati: 1 Lo statalismo; 2 La partitocrazia; 3 La sindacatocrazia; 4 L’imprenditoria liberal-statalista; 5 Il comunismo ed il fascismo; 6 I difetti degli italiani; 7 La burocrazia; 8 L’”entite”; 9 Il sistema bancario; 10 I limiti della classe politica; 11 Il centralismo monopolista; 12. La corruzione. La radice di tutti questi mali sta, a suo avviso, nella violazione, nella limitazione della libertà.

L’elenco è preso dall’introduzione. “Entite” è una parola costruita come appendicite: enti + il suffisso –ite, ed è la fissa di produrre enti.

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