G.K. Chesterton, Il mondo sta diventando più cupo? (1906)

Chesterton online (in italiano) 

 

Il mondo sta diventando più cupo?

(Is the World Growing Gloomier?)

Illustrated London News, 10 febbraio 1906 (ed. USA)

 

Vedo che quell’elegantissimo ed efficace scrittore che è il signor G. S. Street ha avuto da ridire circa le mie sottolineature natalizie in questo giornale e la mia richiesta di falò.[1] Egli dissente in maniera assai benevola; direi in maniera assai natalizia, se non fosse che certe frasi festive sono aperte all’equivoco. Quel che dice di me posso permettermi di tralasciarlo, perché so che sarà cordiale e fin troppo lusinghiero. Ma quel che dice della razza umana non è lusinghiero per niente. Dice che la razza umana sta diventando meno gioviale. Se intende che tale razza in quest’ultimo brandello decennale di tempo e in quest’unico brandello di Europa è divenuta via via meno gioviale, può essere vero. Può essere vero e potrebbe ben presto essere falso. La scienza moderna può aver bandito la giovialità, come i puritani bandirono la giovialità. Ma i puritani non la bandirono per molto. Una serietà come la serietà puritana, una serietà come la moderna serietà scientifica possono essere annoverate solo tra le fuggevoli e perfino fantastiche scorribande della nostra storia. La solennità puritana fu una delle frivolezze dell’umanità. La solennità scientifica è una delle sue burle, una delle sue serate libere. È una mera pagliacciata, ma invece che dipingere le cose di rosso le dipinge di blu. Simili tragedie accadono solo raramente, e quasi per caso: la tragedia di Milton, che abbandona la poesia per scrivere libelli scurrili; la tragedia di Darwin, che perde il suo amore umano per la musica a causa di un amore inumano per le informazioni. Simili tragedie, dico, avvengono raramente e presto svaniscono. Ma la cosa fissa ed eterna nella vita umana è la commedia. La commedia dell’uomo sopravvive alle tragedie degli uomini.

Prendiamo come eccellente esempio proprio l’espressione contro cui il signor Street protesta. Non gli piace il mio desiderio di vederlo danzare intorno a un falò. Non cercherò di tergiversare sulla questione; non negherò che mi piacerebbe che il signor Street danzasse intorno a un falò. Vederlo che se ne danza all’intorno mi farebbe piangere di commozione. Siccome sarebbe ingiusto verso di lui farlo danzare da solo, raccomanderei caldamente che il signor Arthur Symons, il signor Robert Hichens e specialmente il signor William Archer[2] gli dessero una mano e che facessero il giro insieme. Il signor Archer dopo due o tre giri sarebbe un altro uomo. Mi affretto ad aggiungere che non intendo dire che la trasformazione sarebbe desiderabile; uso la frase nella sua accezione colloquiale. Ma, come dicevo, prendiamo questo caso dei falò. I falò si stanno estinguendo? C’è un declino nei falò, che indichi un declino nella gaiezza? No davvero. Gli uomini primitivi, quando erano felici, accendevano falò. Gli universitari di Oxford e Cambridge, in cappotto e colletto moderni, quando sono felici accendono falò. Niente è più chiaramente radicato e permanente dell’utilizzo comico dei falò. Ma ciò che fu veramente superficiale e fuggevole, ciò che svanì come una moda relativa alle cuffiette da signora, fu l’uso tragico dei falò. Ci fu un tempo, soprattutto dal quindicesimo secolo fino all’inizio del diciassettesimo, in cui la gente cercò di usare i falò seriamente. Li usarono per consumare filosofi eccentrici che non potevano essere convinti a concordare con la comunità. Era un concetto pragmatico; ma la cosa fu abbandonata. Fu uno dei cupi scherzi dell’umanità (come la sociologia moderna) e, siccome era cupo, morì alla svelta; proprio come è morto il maltusianismo. Nel caso che qualcuno fosse in preda all’antica impressione che questo genere morboso di falò sorga solo in connessione con la teologia, varrà la pena sottolineare che esso è stato risuscitato; nel più progressista e moderno dei paesi. Certi americani ogni mettono uomini sul rogo. E gli americani sono peggiori dei morbosi fanatici del quindicesimo secolo; perché i fanatici religiosi arrostivano gli uomini allo scopo dichiarato di unirli in un’unica Chiesa; gli americani arrostiscono gli uomini allo scopo dichiarato di dividerli in due razze. È nella terra di Edison e dei pasti-lampo che Torquemada vive ancora. Laggiù mangiano velocemente, bevono velocemente, viaggiano e fanno affari velocemente. C’è qualcosa che fanno lentamente? Sì, gli uomini li uccidono lentamente. Ma, come dicevo, queste sono le nere frivolezze dell’uomo; e passeranno. Il linciaggio passerà come è passato Smithfield.[3] Se dunque il signor Street intende dire che c’è, o che ci sia da un mezzo secolo o giù di lì, una moda del dolore, ha perfettamente ragione; c’è una moda del dolore e, come è normale in questi casi, relativamente poco dolore e un bel po’ di moda. Spiritualmente e filosoficamente ci siamo messi in nero. Spiritualmente e filosoficamente dismetteremo il nero. Perfino adesso il pessimismo subisce le sue prime sconfitte e già c’è rivolta contro la rivolta.

Ma io penso che il signor Street intenda in realtà molto più di questo. Intende che la razza umana da molto tempo, forse fin dall’inizio, sta diventando sempre meno gioviale. Intende che la razza umana, fin dal principio, è diventata sempre più cupa. Ebbene, riguardo a questa particolare cosa bisogna che sia detto questo, e che sia detto seccamente e con decisione. La razza umana non sta diventando sempre più qualcosa fin dall’inizio. La razza umana non sta diventando sempre meno qualcosa dall’inizio. Se progresso c’è stato, non c’è stato alcun progresso che si possa esprimere semplicemente in termini di una certa tendenza o una certa cosa. Se regresso c’è stato, non c’è stato regresso che si possa chiaramente definire come regresso in un particolare aspetto. Se una qualunque tendenza fosse andata avanti costantemente fin dall’inizio, il mondo non sarebbe vario com’è adesso. Se ogni cosa fosse andata diventando sempre più rossa, a quest’ora sarebbe rossa l’erba. Se ogni cosa fosse andata diventando sempre più verde, a quest’ora sarebbe verde il sangue che abbiamo nelle vene. Se l’intera umanità fosse andata diventando sempre più gioviale, non avremmo in mezzo a noi nessuno con la bella malinconia del signor G. S. Street. E se l’intera umanità fosse andata continuamente diventando (come suggerisce il signor Street) sempre meno gioviale, non esisterebbe in tutto l’insieme dell’umanità un ottimista come me. Mi avrebbero dato la caccia e ammazzato come un lupo molto tempo fa.

Ma quando il signor Street arriva a sviluppare la sua obiezione al mio Natale gioviale, egli mostra inconsapevolmente la totale debolezza della sua posizione; la totale debolezza della posizione di molti dei brillanti membri della modernità tra i quali egli ha un posto. Comincia, come ho detto, dicendo che la razza umana sta diventando meno gioviale. Prosegue sviluppando una difesa veramente toccante di quelli che se ne stanno tristi a Natale. Dice che “se facciamo così, è perché abbiamo ricordi, non perché siamo cinici”. Ma termina chiedendo con tutta la pompa e severità del caso come io possa aspettarmi che le persone che devono prendere gocce d’arsenico dopo colazione per distendere i nervi possano divertirsi a schiantare petardi.[4]

Seriamente, non è sufficiente l’esempio? La razza umana sta diventando meno gioviale. E se chiediamo notizie della razza umana, veniamo indirizzati a un insieme di persone che prendono gocce d’arsenico per distendere i nervi dopo ogni mortale colazione che mangiano. La razza umana prende gocce d’arsenico per distendersi i nervi? L’immagine è alquanto selvaggia e suggestiva. Un’ampissima porzione della razza umana (come nelle nostre grandi città) non ha mai colazioni degne del nome. Sono costretti a tralasciare la colazione, ma speriamo che non tralascino le gocce d’arsenico. E quando usciamo dalla nostra assai sgradevole civiltà, quel rilassamento post-colazione diventa sempre più strano e pittoresco. Il greve contadino del Sussex (e indiscusso rappresentante della razza umana) incespica insonnolito verso la sua colazione, che consiste interamente di birra. Beve prima la birra e poi l’arsenico? O si accontenta dell’arsenico che è già nella birra?[5] Il pastore sulle alture scozzesi non si cura della sua colazione di porridge se non è seguita da una seconda portata di arsenico. Il Re delle Isole dei Cannibali dopo aver mangiato otto Vescovi Coloniali prende un po’ di arsenico, come dice il signor Street, per distendere i nervi.

No: abbandonando i simbolismi, io non penso che la razza umana nell’insieme stia prendendo arsenico dopo colazione. Non penso che la razza umana stia minimamente diventando meno gioviale. Una certa razza di letterati forse sta diventando meno gioviale. Ma nella misura in cui diventano meno gioviali stanno semplicemente diventando meno parte della razza umana. Se c’è una porzione della nostra popolazione che deve prendere arsenico per distendere i nervi, è senz’altro del tutto evidente che una tale porzione sta diventando meno umana. E qualunque altra cosa essa crei – quadri, poesie o opere musicali – non è affatto verosimile che crei una razza. No! L’ultima e più importante lezione di umiltà che noi letterati dell’Europa occidentale dobbiamo imparare è che la razza continuerà ad essere sana anche se noi continuiamo ad essere morbosi. Un tempo era il nostro primo motivo di orgoglio che la nostra saggezza avrebbe salvato il mondo. Adesso è l’ultimo nostro motivo di orgoglio che almeno la nostra follia rovinerà il mondo. Non farà niente del genere. L’umanità sarà così occupata in sempiterno a sparare mortaretti dopo cena che non saprà nemmeno se noi abbiamo preso la nostra medicina dopo colazione.

I petardi sono, in effetti, un simbolo singolarmente perfetto di questa giovialità permanente, di questa festa che va avanti fin dall’inizio del mondo. Perché i petardi, come i falò, sono belli perché c’è in essi un tocco della spaventevole bellezza del fuoco. Sono amati dai bambini e da tutte le persone che sono semplici e disarsenicizzate (che parola gioiosa) perché mettono insieme la promessa del piacere con il debolissimo accenno a catastrofe e terrore. La gloria principale dei petardi non è che contengono motti (non sono ancora vecchio abbastanza da curarmi dei motti), la gloria principale dei petardi non è nemmeno che contengono cappellini colorati o fischietti striduli da far male, benché queste siano cose senza prezzo; la gloria principale dei petardi è che fanno il botto. Un petardo combina le virtù di un gran forziere del tesoro e di una piccola pistola. E anche se si potrebbe dire, e dirlo con verità, che i petardi non sono qualcosa di eterno come i falò, che nel corso del tempo il signor Tom Smith e i suoi collaboratori spariranno come vecchi modelli di cappelli e cappotti, tuttavia anche qui vediamo la verità principale sulla quale ho attirato l’attenzione. Anche qui la commedia dell’umanità è più costante della tragedia dell’umanità. Perché c’è sempre stato un solo tipo di petardo fin da quando ero bambino. E c’è stato ben più che un solo tipo di cannone.

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[1] Non ne ho trovato traccia negli articoli dell’Illustrated London News. È possibile che si trovassero nello speciale natalizio che l’ILN pubblicava ogni anno; i numeri speciali però non sono presenti nelle raccolte della Ignatius Press. Nell’edizione normale, l’articolo natalizio di Chesterton nella rubrica settimanale fu “The Neglect of Christmas”, che nell’edizione IP ha la data del 13 gennaio 1906 (perché la IP pubblica l’edizione statunitense, che normalmente era posteriore di due settimane rispetto a quella inglese). In italiano l’articolo è pubblicato sul sito della Società Chestertoniana Italiana col titolo “L’abbandono del Natale”.

[2] [Nota dell’edizione Ignatius Press] Arthur William Symons (1865-1945) fu poeta, traduttore, critico ed editore; furono pubblicati molti volumi dei suoi versi e saggi critici. Nel 1908 soffrì di un crollo nervoso da cui non si riprese mai del tutto. Robert Smythe Hichens (1864-1950) era il critico musicale della rivista The World. Fu anche autore di saggi macabri e romanzi drammatici (spesso ambientati nel deserto). William Archer (1856-1924) fu critico teatrale e giornalista. Era considerato moralista, anticlericale e violentemente nazionalista.

[3] [Nota dell’edizione Ignatius Press] Riferimento a un’area di Londra utilizzata come luogo di esecuzioni capitali, soprattutto i roghi dei martiri protestanti durante il regno della regina Maria.

[4] Gli aggeggi di cui si parla qui (crackers) sono dei giocattoli natalizi, non sono i petardi come li intendiamo noi (firecrackers). Questi giocattoli sono fatti di un tubo di cartone avvolto da una carta colorata chiusa a somiglianza di una grossa caramella. Quando si tirano le estremità della “caramella”, il cilindro si spezza in due con un piccolo schianto (crack, il nome viene da qui). Nel cilindro si trovano piccole sorprese, come cappellini colorati di carta o altro, e bigliettini. Tom Smith, più avanti, è il nome della persona che si pensa abbia inventato questi giocattoli. Siccome a chi ha i nervi deboli un cracker dà fastidio come un firecracker – e siccome, soprattutto, per noi i cracker sono un’altra cosa – non mi è parso utile mantenere il nome.

[5] All’inizio del Novecento, in Inghilterra ci furono molti casi di avvelenamento accidentale da arsenico e si scoprì che il veleno proveniva dalla birra, come risultato di un’adulterazione del malto utilizzato per produrre birra su larga scala. Tale adulterazione era legale, per abbassare i costi, e ovviamente non era previsto che desse luogo ad avvelenamenti ma era anche una sofisticazione: come sarebbe fare il vino con lo zucchero anziché con l’uva! In Parlamento ci furono tentativi di riformare le leggi relative e tornare alla “birra pura”, cioè quella tradizionale, e all’inizio del 1906 era in discussione alla Camera dei Comuni un Pure Beer Bill. Alla discussione partecipò anche Hilaire Belloc, che era allora deputato liberale per Salford South ed era favorevole al Bill.

 

Questa traduzione appartiene
alla Società Chestertoniana Italiana 

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